EVOLUZIONE STILISTICA DEL MOBILE (dal 1200 d.c. ai primi '900)

-1200-1400 circa GOTICO
-1400-1470 primo RINASCIMENTO
-1470-1530 RINASCIMENTO
-1530-1600 fine RINASCIMENTO
-1600-1725 BAROCCO
-1725-1770 BAROCCHETTO (Rococo'- Luigi XV)
-1770-1800 NEOCLASSICISMO (Reggenza-Direttorio)
-1795-1815 Napoleone I - IMPERO
-1815-1830 Carlo X - RESTAURAZIONE
-1830-1895 Luigi Filippo - Carlo Alberto - ECLETTISMO (Napoleone III - II Impero - Umbertino)
-1895 ART NOVEAU - Floreale -1900 da DE STIJL a...

SECOLO XIII-XIV (1200-1300 d.c.)

SECOLO XV-XVI (1400-1500 d.c.)

Le essenze lignee piu' in uso sono il noce, la quercia e l'abete, con spessore fino a 6 cm, le strutture realizzate in massello sono anche rivestite al solo scopo decorativo con radica, di spessore da 4 a 8 mm (nascono le lastronature). Negli assemblaggi, oltre agli incastri si inizia l'uso della colla animale, serrature all'interno e maniglie in bronzo e ottone di fogge diverse. Le linee stilisiche sono rette, con intagli a basso e alto rilievo, si vedono i primi intarsi, caratterizzati da elementi archittettonici e araldici oltre a soggetti fantastici e zooformi, generalmente motivi ornamentali di memoria greca con trecce, buccellature, capitelli, cartocci e fregi. Il primo rinascimento (1400-1470) éil frutto di una società che si stà evolvendo, tramonta lentamente quella civiltà feudale legata alle imprese di guerra e al potere temporale dei regnanti; prende campo e si fà notevolmente importante la classe mercantile di piu' ampi sbocchi internazionali. Ecco quindi che con questa modificazione sociale si ha l'affermazione dell'uomo, come individuo, secondo nuovi concetti filosofici e psicologici, quindi una realtà oggettiva originata dall'esigenza di equilibrio, di armoniosità, di perfezione, in cui l'uomo, per essere considerato tale, doveva trovare in sè e attorno a sè. Nacque cosi' la figura del maestro di bottega, tutore di una maestria che intende il mobile come elemento di arredamento decorativo e di confort e non solo per la sua natura funzionale. Nel suo momento di massimo splendore nel rinascimento (1470- 1530), prende campo l'uso della tarsia, la quale consisteva nell'inserimento di tessere di legni diversi su una superfice ben definita da disegni o decori; si vedono anche le prime dorature su intagli per arricchire il mobile. Si ha una elaborazione piu' preziosa della sedia, dal classico sgabello a tre gambe si passa a quella denominata "savonarola" e alla "dantesca", quest'ultima per la sua imponenza ha intarsi in avorio e madreperla con decorazioni in bronzo e argento brunito, eccellenti esempi di ebanisteria. La credenza è la tipologia tipica del rinascimento, deriva da "credenziario": che era colui al quale, nel medioevo, veniva affidata la custodia e il controllo della dispenza. All'inizio semplice a corpo unico con elementi sia strutturali che decorativi solo architettonici, poi si passa a forme sempre piu' decorate con piedi a zampa di leone, finendo poi a doppio corpo, con alzata a piu' ante; l'ornato prese il sopravvento sulla struttura. I legni usati erano prevalentemente "i toscani" il castagno, l'olmo e per le lastronature: il noce, il pino, l'abete e la quercia; l'ebanisteria monumentale fiorentina diverrà una tradizione anche per gli anni successivi, con tocchi di vera originalità sia artistiche che manuali. Il pensiero che il cinquecento sia il secolo "classico" per eccellenza risale a Giorgio Vasari, che lo enuncia nelle sue Vite degli artisti, pubblicate nel 1550 e poi, largamente rivedute, nel 1568. Già in quest'ultima parte del XVI secolo si vedono divise due categorie: il "progresso" e "l'apogeo" della cultura classica. Il primo vero e proprio spirito inventivo classico, dove, come la religione ricerca Dio nell'animo umano, anche l'artista affronta la ricerca attraverso sperimentazioni e problematiche sempre piu' difficili e ricercate, avendo come ultimo fine la responsabilità dell'individuo davanti a Dio. "L'apogeo" invece considera la propria arte continuazione, interpretazione a commento della loro visione, ponendo l'arte come fine a se stessa, come attività. Il secolo finisce per sfociare nella "decadenza" rappresentata dagli artisti che, non potendo uguagliare i maestri, ne ripetono di maniera le forme. Eccoci cosi' giunti ai manieristi, descritti come strani, sofisticati personaggi, preoccupati soltanto di superare le "difficoltà", prospettandone continuamente di nuove per poterle faticosamente superare.

SECOLO XVII (1600 d.c.)

Il periodo che si chiama Barocco puo' definirsi una rivoluzione culturale in nome dell'ideologia cattolica. In questo periodo, oltre ai precedenti legni, fanno la loro comparsa i legni da frutto: castagno, ciliegio, olmo etc., gli spessori arrivano ad un massimo di 5 cm, e aumentano le lastronature su masselli in legno dolce che variano in altezza da 3 a 5 mm. Prende maggior uso la colla e gli incastri a tenone e mortasa, seguiti dalle classiche code di rondine. Questo stile puo' essere qualificato come lo stile delle arditezze in cui la magnificenza, l'esaltazione degli effetti, la ricchezza delle tonalità, tendono piu' a stupire che a convincere; l'ansiosa ricerca del nuovo, sfocio' in un'espressione in cui le regole delle proporzioni non vennero piu' osservate e tutto venne rappresentato secondo la fantasia e l'estro dell'artista. Le poetiche barocche riprendono, rivalutano e sviluppano la concezione classica dell'arte come imitazione; l'arte è rappresentazione, ma lo scopo della rappresentazione non è di conoscere meglio l'oggetto che si rappresenta, bensi' di impressionare, commuovere, persuadere. A che cosa? A nulla di preciso: nè la verità di fede nè la bontà di una concezione politica si possono dimostrare od imporre. L'arte è il prodotto dell'immmaginazione e il suo fine è di insegnare a esercitarla. Con l'immaginazione tutto è vasto, aperto, mobile, colorito. I singoli elementi dell'arredo nel XVII secolo conquistarono un posto preciso nelle varie stanze dell'abitazione, quindi, si moltiplicarono le tipologie. Nel letto nasce il baldacchino, nei tavoli si vedono le bandelle, la cassapanca lascia il posto al divano e pur avendo natali cinquecenteschi fu in questo periodo che raggiunge il massimo della sua evoluzione lo "Stipo". Da mobile da viaggio e d'appoggio, con funzione di studiolo portatile o scrigno destinato a seguire ovunque il proprietario, divenne autonomo, retto da sostegni, ed assume oltre all'aspetto di un vero mobile rialzato, con funzioni diverse: studiolo, scrittoio e scrigno. La struttura si arricchi' d'intagli, di radicature, di cariatidi, di applicazioni, di decorazioni in pietre semipreziose, di intarsi in avorio, tartaruga e argento. Il fronte conteneva cassettini, segreti, nicchie, etc. La linea composita spesse volte emulava l'aspetto architettonico delle facciate di palazzi. Un suo sostegno fini' per acquisire autonomia, nasce cosi' la Consoles stimolando la creatività e fantasia degli ebanisti. Nelle decorazioni, quindi, abbiamo soggetti naturalistici, zooformi, architettonici con diverse tipologie ornamentali tra le varie regioni: in Lombardia prevalgono le profilature in nero, nell'area Genovese gli intagli a bambocci, in Piemonte le formelle a punta di diamante, mentre quelle a linea spezzata in area Toscana. In Emilia le borchie dorate, a Roma le colonne mentre in area napoletana e siciliana abbiamo motivi moreschi.

SECOLO XVIII (1700 d.c.)

SECOLO XIX (1800 d.c.)

SECOLO XX (1900 d.c.)

Nel 1917 si formò un gruppo di architetti, che prese il nome di "de Stijl", che si pose come obiettivo "un rinnovamento radicale dell'arte". Il neoplasticismo, che era caratterizzato da un limpido ordine geometrico e da richiami al cubismo, fu trasferito in altri settori dell'arte e dell'architettura. La cosidetta "nuova modellazione" divenne il concetto guida, la parola d'ordine. Molte idee, che sono alla base dei mobili "de Stijl", sembrano essere influenzate dalle concezioni spaziali giapponesi e dalle forme dei mobili dell'Estremo Oriente, trapiantate in area europea da Godwin. Alla base dei mobili "de Stijl", c'erano considerazioni di tipo teorico-artistico; molti progetti avrebbero tuttavia consentito immediatamente una produzione meccanica. L'idea spaziale di "de Stijl" - lo spazio cubico, le cui pareti non avevano una funzione di separazione, bensì di articolazione - divenne il fondamento elementare della concezione dello spazio dello Stile Internazionale. Nel 1919 nasce, sotto la guida di Walter Gropius, lo Staatliches Bauhaus Weimar, la scuola piu' importante degli anni Venti per lo sviluppo dell'architettura e del design. In un primo momento nel Bauhaus si manifestarono tendenze stilistiche diverse, in parte contraddittorie, ma si avvertì quasi subito il fascino delle idee provenienti dall'Estremo Oriente. Il Bauhaus cerca, con un sistematico lavoro di ricerca, di trovare - nella teoria e nella prassi, in campo formale, tecnico ed economico - la "forma" di ogni oggetto a partire dalle sue funzioni. Marcel Breur (nato nel 1902), fin dagli inizi, fornì un contributo decisivo all'evoluzione del mobile di questa scuola. Giunto al Bauhaus come allievo verso la fine del 1920, i suoi interessi principali furono ben presto indirizzati ai problemi della standardizzazione nel campo della costruzione del mobile. La poltrona "Wassily", la prima poltrona in tubo d'acciaio costruita da Breur nel 1925, è ancora oggi sul mercato. Naturalmente il fatto che la produzione in serie fu intrapresa da un'azienda di rinomanza mondiale quale la Thonet, assicurò il successo fino all'epoca del regime hitleriano. Nei tardi anni Venti e nei primi anni Trenta un nuovo linguaggio formale raggiunse il suo apice e una sua forma d'espressione classica: lo Stile Internazionale. Al posto delle tendenze disordinate e incerte del XIX secolo, degli esperimenti confusi e contraddittori dell'inzio del XX secolo, è subentrato un processo di sviluppo sensato e ragionevole. Esiste ora un unico centro della disciplina, abbastanza forte da includere, come realtà, lo stile contemporaneo, e tuttavia abbastanza elastico da rendere possibile l'interpretazione individuale e promuovere uno sviluppo generale. I principi sociali, estetici e tecnici dello Stile Internazionale ebbero ovviamente validità anche per l'architettura d'interni; in queste realizzazioni, chiarezza, armonia e perfezione nella scelta e nella lavorazione dei materiali si fondono in maniera ideale. Se per gran parte del XIX secolo si è cercato di raggiungere, mediante mobili in armonia formale tra loro, un adattamento alle norme dei ceti superiori, oggi, nel tentativo di dar forma complessiva all'ambiente, viene in primo piano una nuova idea: mediante una maggiore variabilità si vuole superare la limitazione, finora rigidamente prestabilita, degli ambienti, con una scelta di mobili per finalità determinate e specifiche, come "abitare" o "dormire", allo scopo di creare così le possibilità di nuove forme di vita e di comportamento informale, rifiutando ogni vuota funzione di rappresentanza. Una grossa fetta dell'industria e del mercato del mobile, ma anche la maggior parte degli acquirenti, continuano a preferire le forme del passato come surrogato al calore che manca alla vita quotidiana, o le imitazioni a buon prezzo di progetti validi e seri. Il mercato continua a essere inondato da falsi mobili barocchi, da modelli rustici spagnoli o dalle forme poco caratterizzate di uno stile moderno senza coerenza. Il mobile moderno di buon gusto si è fatto strada solo in un ambito relativamente ristretto della nostra civiltà. Un ambiente modesto ma ben realizzato richiede mobili che non facciano sensazione, ma siano oggetti d'uso, con cui ognuno possa da solo dar forma al proprio spazio vitale personale.